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Con la sigla PM10 s’identifica una serie di particelle composte da polvere, fumo e altre sostanze dannose per la salute dell’uomo.
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Sebbene le polveri sottili abbiano anche delle fonti di provenienza naturali, il principale produttore del PM10 è l’uomo, con le sue attività produttive: processi di combustione (quelli legati alle attività industriali e agli impianti di riscaldamento, ma anche ai principi di funzionamento dei motori degli autoveicoli), usura di pneumatici, freni ed asfalto.

Durante i primi cinque mesi del 2007, attuando la campagna "Mal’Aria", Legambiente, in collaborazione con le agenzie regionali per la protezione dell’ambiente, ha monitorato i livelli di PM10 in 74 capoluoghi di provincia italiani.
La normativa vigente fissa a 35 il numero dei giorni di superamento del limite di 50 microgrammi/m3 di PM10 presente nell’aria delle città; tuttavia Legambiente ha registrato che il 60% dei capoluoghi monitorati ha superato la soglia stabilita dalla legge. Tra queste, 9 città hanno superato di oltre il doppio il limite legale.

I centri urbani più inquinati risultano Torino, Roma, Bologna, Napoli, Firenze e Milano, che si aggiudica il primato di città più inquinata d’Europa.

Nelle aree urbane il traffico veicolare produce circa il 29% delle polveri sottili presenti nell’atmosfera. Una quota non trascurabile e di sicuro influsso sull’aria che respiriamo e sulla nostra salute, che potrebbe accusare danni all’apparato respiratorio dalle conseguenze spesso mortali.

Secondo un dato del Corriere della Sera, nelle grandi città italiane, la mortalità da traffico provocherebbe 14 decessi al giorno, per un totale che supera le cinquemila vittime nell’arco di un anno. La Repubblica rincara la dose diffondendo la notizia che, secondo una ricerca europea, lo smog abbassa l’aspettativa di vita di 8,7 mesi, e i morti salirebbero a 39.000 in Italia e 310.000 in Europa all’anno.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità aggiunge che oltre il 30% delle morti che si registrano tra i giovani e i giovanissimi europei (da 0 a 19 anni) sono dovute a fattori ambientali. Di cui circa 13.000 decessi all’anno di bambini europei tra gli 0 e i 4 anni di età sono imputabili all’esposizione alle polveri sottili.


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