10 febbraio 2011

Un cavillo giuridico frena la diffusione dei Velo-taxi, tricicli a pedalata assisstita

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Diffusi in tutta Europa, stentano a decollare nel nostro paese questi nuovi, economici ed ecologici taxi per brevi distanze, anche su strae non adibite ai veicoli a combustione

Un cavillo giuridico frena la diffusione dei Velo-taxi, tricicli a pedalata assisstita

Sul blog satirico più in voga degli ultimi anni, Spinoza.it, a proposito dell’emergenza inquinamento a Pechino, qualcuno postò nel 2008 questo magnifico paradosso: “Olimpiadi a rischio: si teme che lo smog possa contrastare i benefici del doping”.

Si sa, la satira ha il dovere di essere cinica, così come gli amministratori e i politici dovrebbero farsi guidare dal desiderio di fare buone azioni – possibilmente efficaci.

Prendiamo le famose domeniche pedonali, indette da solerti amministrazioni in chiave antismog: si tratta sicuramente di iniziative che rendono un buon servizio (occasionale) ai cittadini e al loro benessere fisico e sociale, ma è altrettanto noto che non hanno mai scoraggiato né tantomeno risolto il problema dell’inquinamento cittadino da PM10, le temibili polveri sottili. Semmai, si sono concentrate sul classico effetto tampone, quello che “metti la polvere sotto il tappeto, e sembrerà che la casa risplenda”…

Eppure, basterebbe incoraggiare qualche piccola innovazione, farla diventare cultura diffusa ed eliminare qualche anacronistico vincolo normativo. Un esempio?

Gianluigi Barone, è amministratore delegato dellaRi-Show, la società che distribuisce in Italia i VeloLeo, speciali tricicli a pedalata assistita elettricamente, che sono l’evoluzione moderna dei risciò orientali, utilizzabili dai turisti per visitare le città oppure per lo shopping nei centri cittadini.

Nulla di nuovo sotto il sole dunque. “Sono silenziosi, non inquinano, hanno un costo minimo e promettono di creare nuova occupazione, che in questo momento non è poco”, scherza Barone, “dando anche la possibilità di fare un lavoro divertente e all’aria aperta”.

Nel mondo i VeloLeoesistono già in 53 paesi e circolano per le strade di 120 città, “come Berlino, Madrid, Barcellona, Londra, Parigi, Amsterdam, Tokyo e Kyoto”, spiega Barone. Nel resto del mondo però – e qui veniamo al punto – si chiamano “velo-taxi”, ma “qui mi hanno consigliato di cambiare nome per evitare reazioni antipatiche…”. I velo-taxi hanno infatti il tremendo inconveniente (dal punto di vista della casta dei taxisti) di costare poco (2,5 euro a persona per il primo chilometro e 1,5 euro dal secondo in poi), tanto che i sindaci di Berlino e di altre città in cui sono diffusi, hanno invitato a “semplificare le normative e diffondere il servizio”.

Ma qui siamo in Italia e per non incorrere in problemi – che si sono presentati ugualmente - il termine “taxi”, Gianluigi Barone l’ha sostituto con un più poetico “Leo”: nome latino della costellazione del Leone. “Ogni volta che usciamo, grazie alla sponsorizzazione di aziende che hanno compreso e condiviso le qualità ecologiche dei VeloLeo e la loro forza di comunicazione, i turisti ci chiedono la possibilità di prenotarne uno per il giorno successivo”. Eppure…

Eppure tutto “rema contro”: burocrazia e regolamenti farraginosi ne impediscono la diffusione. A causa di un cavillo giuridico: il Codice della Strada, all’articolo 85, non li considera tricicli (tali sono considerati unicamente i veicoli a motore), ma velocipedi per l’appunto, con la conseguenza che sono esclusi dall’unica attività per cui potrebbero risultare utili alla riduzione dell’inquinamento: quella di noleggio con conducente.

Ma se andiamo a leggere, dice Barone, la tabella delle revisioni obbligatorie a cui tutti i veicoli a motore devono sottoporsi ogni due e quattro anni e che riporta tutte le tipologie di veicolo, guarda caso, non esiste il triciclo: se ne deduce che la stessa tabella non li considera come veicoli a motore: “Un’anomalia assurda e un’interpretazione del Codice quantomeno sui generis”…

Questo l’inghippo. Ma si tratta, con ogni evidenza, di qualcosa di molto più strutturato e difficile da fronteggiare, che anche Barone fa fatica a spiegarsi. Lui, che da anni lotta contro un’esasperante sequela di reazioni entusiaste, di consensi frettolosi o, sulle prime, spacciati come tali, ha dovuto abituarsi al nulla: capisci? non una risposta negativa, che già sarebbe qualcosa, proprio nessun risposta!“.

Paradossale, dal momento che “il beneficio in termini di occupazione è evidente, magari con un’offerta rivolta ai più giovani”, e “questo tipo di trasporto potrebbe anche essere ideale per chi soffre di problemi fisici o per chi è anziano”. Si tratta dunque di un servizio che, più e meglio di tanti altri, potrebbe legittimamente candidarsi a “ricevere finanziamenti pubblici e anche il patrocinio dei comuni”, visto che è in grado di offrire un servizio realmente di pubblico interesse.

“I VeloLeo possono circolare in tutte le strade in cui può farlo una bicicletta e hanno un raggio di cinque chilometri”. “Per intenderci”, spiega Barone, “noi non saremo mai concorrenti dei taxi, piuttosto, della carrozza a cavalli!”.

Cosa manca allora perché le istituzioni accettino la scommessa?La volontà “politica”, prima di tutto, con il rischio di turbare una casta in periodo elettorale: “Oltretutto, secondo una precisa direttiva europea, alle regioni è fatto obbligo di sperimentare nuove forme di mobilità sostenibile”.

La Ri-Show guarda comunque lontano e ha presentato alle istituzioni lombarde, al Provveditorato delle Carceri della Regione e all’Expo 2015, il progetto “VeloLeo a Milano, da e verso Expo 2015”, che prevede la messa su strada di50 tricicli elettrici, a partire dall’anno prossimo fino al 2015, termine dell’Expo. I velocipedi saranno guidati da “persone socialmente svantaggiate” – carcerati selezionati direttamente dal Provveditorato – e da studenti dellefacoltà di Sociologia e Psicologia, “che saranno istruiti attraverso una serie di corsi di formazione”.Si tratta, sottolinea Barone, “del primo progetto che coinvolge le carceri senza utilizzare i fondi messi a disposizione dal Ministero della Giustizia, ma che, viceversa, si auto-remunera”.

Certo è che, in Italia, liberalizzare è attività che deve stancare davvero tanto, benchéda destra a sinistra passando per il centro si dicano tutti concordi a sostenere l’innovazione. Siamo un Paese per vecchi? “Io non mi arrendo”, risponde Barone, “anche se tutto sembra un non-senso, non penso minimamente ad andare via di qui”.“Piuttosto, credo di aver trovato una soluzione temporanea: in un parcheggio, a Milano, metteremo i VeloLeo a disposizione dei cittadini. E affiggeremo un cartello con la scritta testuale: Visto che le istituzioni italiane non permettono di offrirvi questo servizio, la nostra società e i suoi sponsor ve lo offrono ugualmente, gratis. Si accettano mance”.

Anche questa è innovazione: la più raffinata. Quella che utilizza soluzioni creative quando la realtà è bloccata.

Articolo tratto da greenews.info

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A differenza di quanto avviene in Italia, dove i politici fanno promesse che il giorno dopo hanno già dimenticato, negli Stati Uniti ogni promessa è debito, e così fa piacere notare come nei giorni successivi al discorso di Obama sullo Stato dell’Unione, in cui è tornato a parlare con forza delle rinnovabili, il presidente degli States abbia già intrapreso le prime iniziative

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