5 maggio 2011

Milano soffoca, i verdi ricominciano a respirare

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Mai come in queste ultime settimane si è sentito tanto parlare, a Milano, di traffico, inquinamento, viabilità, piste ciclabili, verde. Sembra che, all’improvviso, i temi ambientali siano diventati prioritari in qualsiasi programma politico: ognuno propone per il futuro interventi efficaci risolutivi, disegnando un quadro idilliaco di una città futura.

Abbiamo intervistato Elena Grandi, candidata in Consiglio Comunale con la Lista Verdi Ecologisti per Milano e promotrice del referendum Milano si muove. 

In vista delle prossime elezioni sappiamo che chi governerà per i prossimi cinque anni dovrà fare i conti con aspettative che non potranno più essere deluse: meno traffico, più verde, più piste ciclabili, più mobilità sostenibile car pooling, car sharing, in altre parole più qualità della vita.

Al momento però Milano è ancora avvolta dallo smog e soffocata dal cemento.

Le giornate concitate della campagna elettorale, si sa, producono strani (e fantastici) fenomeni.

E’ di ieri, 3 maggio, la notizia che è stato accolto il ricorso  al TAR di un gruppo di cittadini che ha fatto causa all’Amministrazione Comunale per i danni da inquinamento. A loro spetterà un risarcimento: la prima class-action italiana è divenuta realtà. Forse anche per questo chi si appresta a governare per i prossimi 5 anni Milano non potrà più esimersi dal dirsi “ambientalista”.

In ogni caso, i temi ambientali dovrebbero trascendere  ogni ideologia politica e la loro “trasversalità”  dovrebbe essere un fatto certo.

In effetti lo dimostra il recente successo dei Verdi nella regione più ricca della Germania, il Baden-Württemberg,  e nella Renania-Palatinato, un’accorta politica ambientalista, lo sviluppo delle energie rinnovabili, la ricerca, creano consenso politico e al tempo stesso ricchezza.

A volte accusano i verdi di essere quelli che dicono sempre no.

Non è con la politica dei no, dell’essere contro a tutti costi, della protesta dura, che si ottiene qualcosa: ma con progettualità, proposte concrete e rigorose, dati scientifici, riscontri tecnici.  Cose queste che i Verdi (al di là delle meno recenti  e ormai superate vicende politiche dei Verdi italiani) portano avanti da sempre con coscienzioso puntiglio, purtroppo spesso in solitudine.

Fino ad oggi a Milano  non si è fatto molto per l’ambiente. I pochi tentativi (ecopass, bike sharing, per non dire della recente esplosione di piste e corsie ciclabili…) sono rimasti alla stadio embrionale, si riuscirà a sbloccare questa situazione?

E’ il solito discorso, una sorta di abbozzo timido, preoccupato di urtare importanti categorie ed efficaci lobby che muovono soldi e voti.

Rimangono le lodevoli iniziative dei singoli (privati e associazioni), che creano reti per la mobilità sostenibile, che studiano i flussi, che analizzano la possibilità di sviluppare un progetto coerente sulla ciclabilità, che mantengono aiuole e spazi verdi, ecc.

Il 12 di giugno, insieme ai referendum nazionali sull’acqua e sul legittimo impedimento a Milano si voterà anche per i 5 referendum cittadini, tra cui quello che Tandemobility ha sostenuto e promosso da comitato Milano si muove.

Durante l’autunno, ho passato parecchie settimane per strada a raccogliere, insieme a tanti altri volontari, le firme necessarie. Mentre parlavo con le persone (difficile trovarne una che fosse contraria ai temi proposti), mi chiedevo come mai dovesse essere necessario indire dei referendum per ridurre il traffico veicolare privato, per avere più alberi, per non lasciare nelle mani dei costruttori edili gli orti dell’Expo, per ridurre i fumi inquinanti delle caldaie a gasolio, per restaurare la Darsena e portare alla luce qualche tratto dei nostri Navigli. Richieste talmente apprezzate da tutti da apparire quasi ovvie,  richieste che non sono solo slogan, ma che sono accompagnate da studi sulla fattibilità, sui costi, sulle tempistiche, sui riscontri economici. Perché anche di questo si dovrebbe parlare: una buona politica ambientale crea indotto, muove nuove imprese, sviluppa i servizi, produce lavoro e quindi ricchezza.

Tra meno di due settimane i Milanesi sceglieranno il loro Sindaco e dopo meno di un mese torneranno a votare per la loro città e quando avranno dato il loro parere, sarà difficile ignorarli ancora.

Chi governerà per i prossimi cinque anni dovrà fare i conti con aspettative che non potranno più essere deluse: meno traffico, più verde, più piste ciclabili, più mobilità sostenibile, più valorizzazione del bello. E, ancora, bisognerà concludere i lavori nei cantieri dei parcheggi, aperti da anni come enormi crateri; le linee della metropolitana dovranno essere completate; il Comune dovrà sostituire le sue caldaie che ancora inquinano come centinaia di automobili ferme ai semafori; l’Expo dovrà divenire occasione di reale sviluppo economico, scientifico e culturale; per non dire dei trasporti pubblici, dei parcheggi d’interscambio, del contenimento della cementificazione, di una più efficace e trasparente gestione del patrimonio immobiliare del comune, dell’educazione al risparmio energetico, della promozione della raccolta differenziata dei rifiuti, dell’incentivazione della produzione di energia rinnovabile.

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