Eco avvocati, manager energetici, chimici, agronomi, designer eolici e assicuratori ambientali. Queste figure professionali sono solo alcune dei 4 milioni di nuovi posti di lavoro che, nel mondo industrializzato (perché nei Paesi in via di sviluppo potrebbero essere di più), costituiranno presto l’offerta occupazionale dei “green job”, cioè i mestieri verdi legati allo sviluppo sostenibile. Posti che si aggiungeranno agli 11 milioni già esistenti.
A rivelarlo è il rapporto “Green Job: Towards Decent Work in a Sustainable, Low-carbon World”, realizzato da due agenzie delle Nazioni Unite, l’UNEP e l’OIL, che sarà presentato in un convegno oggi a Milano. Un rapporto che propone una ricetta semplice per uscire dalla crisi: coniugare l’aumento dell’occupazione con la tutela dell’ambiente. Puntando non solo su nuovi tipi di mestieri ma anche sul riadattamento delle professionalità.
Una formula che in Italia funziona, visto che la domanda di lavori verdi continua a crescere. Tra questi non ci sono solo quelli “fai da te”, come la Urban Bike Messenger di Milano, un sistema di consegna pacchi in bicicletta inventato da tre amici e che in un anno ha reclutato 480 ciclisti, facendo risparmiare 10 tonnellate di CO2.
Solo nel settore dell’energia, infatti, sono circa 100.000 i posti di lavoro, mentre secondo la Bocconi investendo nelle fonti pulite e raggiungendo gli obiettivi della direttiva europea 20-20-20 (che impone l’uso del 20% di energie pulite e il 20% di risparmio energetico entro il 2020), nel nostro Paese si avrebbero in dieci anni tra i 100.000 e i 250.000 nuovi posti di lavoro. E le previsioni sono rassicuranti: per l’UNEP il mercato planetario dei servizi e prodotti ambientali raddoppierà, passando da 1.370 a 2.740 miliardi di dollari.
Cristiana Salvagni
Articolo tratto da metronews.it