L’aria buona di Belluno, gira e rigira, fa la differenza. Ma si vive bene con l’ambiente anche a Verbania, Parma, Trento, Siena e La Spezia: meno smog, attenzione al verde, più raccolta differenziata. In provincia è meglio, dice il rapporto di Legambiente.
La qualità (ecologica) della vita peggiora nelle grandi città: Roma con il traffico imbarbarito, Milano con l’inquinamento cronico, Napoli con le pattumiere a cielo aperto.
Non è una sorpresa la pagella alla sostenibilità italiana: conferma il pigro adattamento al peggio dei grandi centri dove ogni questione ambientale è misurata con il bilancino del consenso (elettorale) e sottolinea il dinamismo dei piccoli Comuni che in mancanza d’altro fanno, con le buone pratiche ecologiche, dell’efficace marketing urbano.
Legambiente ha fatto un ottimo lavoro di segnalazione per scuotere dal tran tran accomodante sindaci e assessori, indicando i più virtuosi, ma bisognerebbe uscire dallo schema semplicistico delle graduatorie per dare qualche risposta a un’emergenza ambientale che, invece di rallentare, cresce nelle grandi aree urbane.
È il coraggio che manca agli amministratori il motivo che penalizza milioni di cittadini costretti a respirare peggio di altri, a passare troppe ore in coda o a rischiare un’epidemia nella sporcizia? Probabilmente questa è una causa, perché a Londra, Monaco, Parigi, New York avviene l’esatto contrario: la classe politica municipale si è impegnata in una battaglia per il risanamento ambientale, e considera questa sfida come un alto fattore competitivo.
Il caos del traffico automobilistico oggi non è un segno di sviluppo, rappresenta lo scivolamento verso il basso della qualità della vita: se si vuole, ad esempio, che Milano ritorni a essere più vivibile ed economicamente efficiente, devono diminuire le concentrazioni di inquinamento nell’aria e gli ingorghi che creano ogni mattina la paralisi della mobilità, danneggiando cittadini e imprese. Così è per Roma, dove il numero delle auto vanifica ogni politica di fluidità del traffico, mettendo in crisi taxi e mezzi pubblici. In un Paese dove si investe sempre troppo poco in infrastrutture per il trasporto pubblico, servono politiche di chiusure del centro e alternative all’auto privata per rompere l’immobilismo che resiste negli anni.
A Milano l’Ecopass è stato un bel segnale, ma l’effetto iniziale è svanito nelle deroghe. Bisogna chiamare i cittadini a comportamenti responsabili per l’ambiente, rischiando anche qualcosa: alla fine il vantaggio sarà per tutti, cittadini, politici e classifiche di Legambiente.
Giangiacomo Schiavi
Tratto dal 'Corriere della Sera' del 19/10/10