3 novembre 2010

Il primo astronauta robot fermato da un guasto allo Shuttle

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Robonaut2 sale a bordo del Discovery. Ma un guasto costringe a rinviare in extremis la partenza

Il primo astronauta robot fermato da un guasto allo Shuttle

In dieci anni di vita operativa sono già 196 gli astronauti che hanno visitato per brevi o lunghi periodi la Stazione spaziale internazionale. 13 le nazioni rappresentate, oltre a Stati Uniti e Russia che cannibalizzano la lista degli addetti ai lavori. Bene l'Italia – importante costruttore degli spazi abitabili e già in orbita con Guidoni, Vittori e Nespoli – ma anche Francia, Germania, Regno Unito, Canada, Giappone e anche Sudafrica. Insomma, molte nazioni ed agenzie spaziali diverse, donne ma soprattutto uomini, in comune solo il fatto di mandar nello spazio genuini esseri umani.

Una nuova era- Ora però si cambia, o almeno si inizia a cambiare, per adesso discretamente lungo un percorso dalle prospettive difficilmente tracciabili. Insieme ai 6 astronauti comandati dal veterano Steve Lindsdey verso la Stazione spaziale internazionale(Ssi), a bordo del Discovery, il cui lancio è stato rinviato in extremis di almeno un giorno, c'è infatti spazio anche Robonaut2 (R2), l'umanoide robot sviluppato da Nasa e General Motors che apre una nuova era dell'esplorazione spaziale. Il robot non trova spazio nella cabina con vista sullo spazio dello shuttle, usando magari il settimo posto peraltro disponibile, ma non viene nemmeno come un normale carico da riporre nella stiva. R2 raggiungerà l'orbita all'interno del modulo Leonardo, e proprio come per il modulo italiano, per lui non è previsto nessun biglietto di ritorno.

Altezza 105, peso 150- Apprendista robot umanoide, specializzando in lavori manuali che richiedono precisione e forza, R2 è un pioniere che servirà soprattutto a insegnare agli ingegneri come migliorare le capacità degli umanoidi in orbita. Progenitore di una nuova genia di macchine fini, se R2 avesse le gambe sarebbe un uomo di circa 185cm di altezza a metà strada tra Iron Man e il giapponese Asimo. Per adesso le gambe non le ha, ma alla Nasa non hanno escluso che in futuro gli possano servire. Così com'è, quindi privo di bacino e gambe ma tutto torso e testa, è alto 105 cm e pesa 150 kg. È costruito in fibre di carbonio e alluminio, ha 4 telecamere digitali sotto la maschera e una sistema di 42 sensori e 38 processori alimentati da corrente a 120volts. Siccome la testa è piena di dispositivi ottici gli hanno messo il cervello in pancia, unica zona disponibile sufficientemente ampia. Sulla terra è in grado di sollevare 10 kg con una mano ma questa come altre capacità andranno ridefinite dall'ambiente di microgravità

 

Un refitting planetario- Americano doc, R2 è figlio di un progetto avviato nel 1997. E' stato testato a lungo nelle nostre consuete condizioni gravitazionali, ma quando nel febbraio del 2010 è stato aggregato alla missione è stato subito sottoposto a un primo refitting. Per mandarlo alla stazione gli hanno dato una pelle più morbida e soprattutto ignifuga, ne hanno ridotto l'emissione elettromagnetica complessiva, mentre i microprocessori che intervengono sui movimenti sono stati potenziati perché possano tollerare le radiazioni. Modificato anche il sistema di caricamento delle batterie che tengono in vita, adattato ovviamente ai 120V disponibili a bordo, e la distribuzione nello zaino degli accumulatori.

Sbaglio quindi esisto- A differenza di una normale macchina, da R2 ci si aspetta un embrione di capacità di apprendimento. Ovviamente a costo dei suoi errori. L'obiettivo è che con il tempo possa sviluppare un'operatività autonoma. A bordo dunque non sarà usato come un carrello elevatore e come un cacciavite comandato da questo o quell'astronauta. Gli sarà chiesto di studiare il suo ambiente e di impadronirsene nella dimensione tridimensionale, e anche per questo ha una telecamera a infrarossi al posto della lingua.

Verso lavori delicati- Una volta cresciuto dovrà potersi sostituire all'astronauta che ricevuto un ordine dal suo comandante interviene su un pannello difettoso, scegliendo gli attrezzi necessari e la sequenza degli interventi da compiere. Magari potrà affiancare l'equipaggio nelle attività extra veicolari, lunghe e fisicamente molto pesanti. Il tutto, sempre, con la delicatezza richiesta a un compito che si svolge mentre si viaggia velocissimi a 400km di altezza dal suolo. Ma questo è ancora lontano da venire. R2, il primo esploratore non umano dello spazio, deve intanto imparare tutto e non fare danni. Per evitare sorprese sarà confinato e operativo solamente nel laboratorio americano Destiny. E chissà quanto passerà prima che qualcuno, distrattamente, non gli rivolga la parola.

Il rinvio in extremis- Shuttle no go! Tornando ai tempi del lancio la navetta americana pronta a compiere la sua ultima missione in orbita non partirà comunque prima di giovedì sera a causa di un problema al sistema elettrico del motore principale. Intanto peggiorano le condizioni meteo intorno al Kennedy Space Center in Florida e non si esclude di rinviare la missione STS-133 alla finestra di lancio di fine mese.

di Gigi Donelli

Articolo pubblicato  da www.ilsole24ore.it

 

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