21 ottobre 2010

Il futuro dell'auto elettrica è nella condivisione.
Parola di Renault

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Car pooling o car sharing? E a che punto è lo sviluppo della mobilità elettrica? Nel dubbio, meglio... tutte e tre.

Il futuro dell'auto elettrica è nella condivisione.<br>Parola di Renault

E' la strategia di mobilità secondo la Renault, un percorso parallelo che vede la Marque à losange occupata in un articolato progetto di evoluzione della mobilità. Da un lato, la diffusione dei veicoli elettrici: una gamma formata da quattro modelli (che saranno in vendita dal 2011) e una concept (la DeZir) studiata per catalizzare l'attenzione del pubblico verso il design che accompagnerà la gamma Renault nei prossimi anni.

Esiste, tuttavia, un programma di sviluppo di mobilità sostenibile, che prende in considerazione il car pooling e il car sharing. E' stato snocciolato, nei giorni scorsi, al Salone di Parigi. Noi di GreenBiz. it eravamo presenti alla presentazione delle strategie sostenibili e dello sviluppo di mobilità elettrica illustrate da Odile Kirchner, responsabile del Programma nuove offerte di nobilità alla Renault, e da Thierry Koskas, direttore del Programma veicoli elettrici.


Cambia la percezione del concetto di automobile


Il concetto base dell'incontro con la dirigente della Casa era improntato sul come cambia la percezione dell'auto nel mondo attuale. La prima dichiarazione di Odile Kirchner, in questo senso, è chiara, e riflette un pensiero condiviso dalla maggior parte dei costruttori: “Viviamo in un momento nel quale l'immagine dell'auto è in via di cambiamento. Allo stesso modo, cambiano anche le esigenze dei clienti. Sta a noi adattarci a loro, e non il contrario”. Con questa frase, Kirchner spiega che Renault “Intende diventare un operatore nei servizi di mobilità. Per questo, il Gruppo sta attuando una serie di partnership con dei nuovi canali di distribuzione, dalle utility che si occupano di car sharing alle aziende di autonoleggio di breve durata, agli operatori di trasporto pubblico”.


Per conoscere meglio il mercato, nei mesi scorsi è stata avviata una inchiesta sulla mobilità in cinque Nazioni europee: Francia, Italia, Spagna, Germania e Gran Bretagna, su un campione di 7mila persone dai 16 ai 70 anni. “Il risultato – spiega Kirchner – indica che il 18% degli intervistati non possiede l'auto (nella sola Parigi questa cifra sale al 48%), il 20% non dispone di un parcheggio, il 51% utilizza l'auto almeno una volta al mese. Quanto al car pooling, viene praticato dal 9% degli intervistati e il 3% utilizza il car sharing. Per contro, il 30 -31% si è dimostrato interessato all'adozione di una di queste due possibilità di utilizzo dell'auto”.


Dunque? “La risposta è semplice: se pensiamo che il 50% delle persone interpellate nell'inchiesta dichiara di avere modificato il proprio comportamento sulla strada per venire incontro alle esigenze ambientali, ecco che Renault mette in campo la sua strategia di utilizzo 'intelligente' dell'auto, con i programmi di car pooling e car sharing”.


Con Twizy, il “micro car sharing” è urbano ed elettrico


Il prototipo della Twizy, l'”auto - scooter” a due posti e quattro ruote a propulsione totalmente elettrica presentata dalla Renault al Salone di Parigi offre il pretesto per l'illustrazione di un “piano” che, di per sé, ha del rivoluzionario, perché abbina la condivisione di un veicolo di trasporto privato con la mobilità elettrica. Si tratta del car sharing con la Twizy, un progetto che si riallaccia alla “Necessità di inventare sempre nuove forme di condivisione, che tengano conto dell'evoluzione della mobilità”, sottolinea Odile Kinrchner.

Nel dettaglio, il car sharing con la Twizy riguarderebbe una fascia di utilizzo urbana, come integrazione all'interno di un sistema di trasporto multimodale (autobus, tram, metropolitana). “I vantaggi per la clientela? E' presto detto – indica Kirchner –Sarà una soluzione economica, semplice e pratica perché la Twizy viene declinata in due versioni: da guidare senza patente o con la patente, dunque è aperta 'a tutti'. Economica anche perché potrà essere utilizzata per raggiungere una determinata zona, al termine di un tragitto già effettuato con il trasporto pubblico; e andrebbe a sostituire l'auto, lo scooter o la bicicletta”. Dal canto suo, la Renault potrà contare su una serie di atout già collaudati nei programmi di car sharing “tradizionali”: “I programmi bancari RCI Banque del Gruppo, i call center, la piattaforma clienti e i servizi di manutenzione dei veicoli”.


A proposito di auto elettriche: a che punto siamo?


Delle strategie di penetrazione del Gruppo nel settore dei veicoli a zero emissioni (che ha comportato, per la sola Francia, un investimento di 900 milioni di euro), se ne occupa in prima persona Thierry Koskas, direttore del Programma Veicoli elettrici della Casa. E' chiaro che Koskas veda la mobilità elettrica come la soluzione più efficace per gli spostamenti a breve e medio raggio: secondo il tecnico Renault, gli investimenti in tecnologia affrontati dai costruttori porteranno le auto elettriche a uno sviluppo a sei zeri: 3 milioni nel 2016, 6 milioni nel 2020 (beninteso, in funzione di alcuni fattori: progresso tecnologico, elementi esterni fra i quali il prezzo del petrolio, politiche pubbliche di incentivo).


Attualmente, la Renault “Sta portando avanti, a livello mondiale, oltre 60 programmi di partnership con utility di energia elettrica per lo sviluppo del mercato e delle infrastrutture”, indica Kosnas a corredo di un grafico che evidenzia come, nella sola Europa, ci sono 12 programmi di sviluppo (dei quali due, in Italia, sono i progetti E-Moving dei quali ci siamo occupati nei mesi scorsi su greenMe.it). 

Piergiorgio Pescarolo

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