15 novembre 2010

Consulta boccia leggi regionali, violate competenze dello Stato

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Secondo i giudici costituzionali, sono illegittime le leggi con cui Puglia, Campania e Calabria hanno vietato impianti nucleari e stoccaggio di rifiuti radioattivi sul loro territorio. Gli stessi giudici, bocciando la scorsa estate i ricorsi di 10 Regioni contro la legge delega per il ritorno del nucleare, avevano sottolineato il necessario coinvolgimento delle Regioni da parte del Governo 

Consulta boccia leggi regionali, violate competenze dello Stato

ROMA - Le leggi regionali con cui Puglia, Basilicata e Campania hanno vietato il nucleare sul loro territorio sono illegittime. E' il verdetto della Corte Costituzionale, che boccia così i provvedimenti con cui le tre regioni avevano cercato di tener lontano gli impianti di produzione di energia nucleare, di fabbricazione di combustibile nucleare e di stoccaggio di rifiuti radioattivi. La decisione - secondo quanto appreso dall'Ansa da fonti qualificate - è stata adottata dalla Consulta in una delle ultime camere di consiglio. Le motivazioni saranno depositate nei prossimi giorni.

Le tre leggi regionali, approvate in assenza di un'intesa tra Stato e Regioni, secondo i giudici costituzionali violano  specifiche competenze statali. In particolare, in riferimento ai depositi di materiali e rifiuti radioattivi avrebbero invaso la competenza esclusiva dello Stato in materia di tutela dell'ambiente (art.117, secondo comma, lettera s). Per quanto riguarda l'installazione di impianti di energia nucleare sarebbe lesa la competenza esclusiva dello Stato in materia di sicurezza (art.117, secondo comma, lettere d e h).

Se le Regioni ritengono necessaria un'intesa con lo Stato per l'installazione degli impianti nucleari, è il ragionamento dei giudici costituzionali, Puglia, Basilicata e Campania avrebbero dovuto impugnare le leggi statali dinanzi alla Consulta e non riprodurre con legge regionale le situazioni che considerano più corrette.

L'estate scorsa la Corte Costituzionale ha rigettato i ricorsi con cui 10 Regioni (Toscana, Umbria, Liguria, Puglia, Basilicata, Lazio, Calabria, Marche, Emilia Romagna e Molise) avevano impugnato la legge delega 99 del 2009 con cui il Governo ha fissato i principi generali per il ritorno del nucleare in Italia. Le norme di quella "cornice nazionale" - faceva rilevare il vicepresidente della Corte, Ugo De Siervo, relatore ed estensore della sentenza n. 278 del 22 luglio scorso - non appaiono in contrasto con il principio di leale collaborazione tra Stato e Regioni. Ma - veniva sottolineato - è al momento dell'esercizio della delega da parte del governo che "il coinvolgimento delle Regioni interessate si impone con forza immediata e diretta".

Il compito della Corte Costituzionale non si è dunque esaurito: devono essere ancora esaminati i ricorsi di quelle regioni che hanno impugnato il decreto delegato in cui sono indicate le aree che potranno essere scelte dagli operatori per la costruzione delle prossime centrali nucleari. Non solo: alla Corte Costituzionale è in dirittura di arrivo il quesito referendario promosso dall'Idv di Di Pietro contro il ritorno del nucleare in Italia. Il quorum delle 500 mila firme necessarie sarebbe stato raggiunto.

Entro la fine del mese la Cassazione dovrebbe terminare il conteggio delle sottoscrizioni anche per gli altri due referendum, per l'abolizione della legge sul legittimo impedimento e contro la privatizzazione dell'acqua. Una volta terminata la procedura, la Cassazione passerà la palla alla Corte Costituzionale, che probabilmente già nella seduta del 10 gennaio prossimo dovrà esprimersi sul via libera o meno al referendum sul nucleare.
 

Articolo tratto da Repubblica.it 

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