di ILARIA CARRA e FRANCO VANNI
L'ultima iniziativa è quella di Statale e Politecnico, che hanno avviato un'indagine fra studenti e dipendenti per saperne di più sui loro spostamenti casa-ateneo. Un questionario online: 62 domande per conoscere con quale assiduità frequentano l'università e se la raggiungono in moto, bici e auto o a bordo di un mezzo pubblico. Le università vogliono sapere se ragazzi e professori hanno in tasca l'abbonamento Atm, a che ora escono la mattina e rincasano la sera. Fino a sondare la disponibilità a utilizzare il bike sharing (che alla Statale in via Festa del Perdono già c'è) o a condividere l'auto con il sistema del car pooling, unendosi a colleghi e compagni di studi che fanno lo stesso tragitto.
Lo scopo di questa ampia radiografia è cercare soluzioni per un trasporto più efficiente e rispettoso dell'ambiente. E scoraggiare gli irriducibili dell'auto, che viaggiano anche da soli congestionando la città.
Il sistema universitario genera grandi flussi di spostamenti nell'area urbana: sono 206mila le persone che ogni giorno raggiungono gli atenei e che non sempre lo fanno nel modo più ecologico. Di questi, 185mila sono studenti. L'esigenza di una mobilità green è la base del protocollo d'intesa firmato l'anno scorso da Comune e atenei. L'obiettivo è offrire alternative convenienti all'auto privata con interventi mirati e agevolazioni. Atm offre sconti agli under 26 con reddito inferiore a 7.800 euro l'anno, ma da sempre le liste studentesche protestano chiedendo che la convenzione sia estesa a tutti. Il protocollo prevede per il prossimo futuro l'installazione di nuove rastrelliere fuori dagli atenei, una segnaletica migliore nelle stazioni metropolitane accostando il nome dell'università a quello della fermate, come Romolo-Iulm o Missori-Statale. Ma aspettando l'intervento pubblico, le singole università si sono date da fare.
Il Politecnico, grazie a una convenzione con l'associazione delle aziende produttrici di due ruote, consente ai suoi studenti di acquistare biciclette con il 20 per cento di sconto. L'ateneo di piazza Leonardo da Vinci sta anche organizzando un servizio di car pooling, come quello che in Cattolica esiste già dal 2008, inizialmente riservato ai 688 dipendenti, poi esteso agli studenti. L'università di largo Gemelli, che ha stretto un accordo con Atm che permette ai ragazzi con un reddito basso di acquistare l'abbonamento in ateneo, dispone anche di un'auto elettrica e 25 biciclette (offerte da Palazzo Marino) per gli spostamenti di docenti e personale. In più, ogni venerdì in via Necchi è stato introdotto un servizio di ciclofficina mobile: un furgone con a bordo una squadra di meccanici che ripara gratis le biciclette. Un servizio itinerante che a turno tocca anche gli altri atenei milanesi, nella speranza che l'uso della bici si diffonda.
Una ricerca della Bicocca sui suoi 30mila studenti evidenzia come il 7 per cento raggiunga l'università in motocicletta o in bici, il 15 scelga l'auto e il 78 per cento preferisca invece treno e mezzi pubblici. "Paradossalmente a usare l'auto è chi abita più vicino - dice Mario Boffi, mobility manager dell'ateneo - a riprova del fatto che la scelta del mezzo di trasporto non segue criteri logici". Se i giovani preferiscono il trasporto pubblico, non è così fra i docenti e gli impiegati. La stessa ricerca dice infatti che solo il 43 per cento dei 2.500 dipendenti usa i mezzi pubblici per arrivare in università, il 10 per cento sceglie moto e bici e il 47 per cento preferisce l'auto, quasi la metà del totale. La ragione è semplice: 8 studenti su 10 vengono dal Nord (dalla Brianza a Varese) e quindi, essendo più lontani, usano treno e corriere. Molti professori sono invece milanesi affezionati alla loro macchina. "Per disincentivare l'uso dell'auto - dice Boffi - immaginiamo di rendere a pagamento il parcheggio da 900 posti, oggi gratuito, e investire poi i soldi incassati in stazioni per le biciclette e convenzioni con Fs e Atm". Ovviamente, il popolo degli automobilisti in ateneo si oppone.